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Gli Stati Uniti, che non dissero una parola quando milioni di Curdi furono massacrati, ora ci intimano:«Consegnatelo alla Turchia». E in Italia i custodi della dignità nazionale tacciono
Massimo Fini da Il Borghese del: 03/12/1998
La vicenda Ocalan va ormai molto al di là del personaggio in questione. Investe il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale e la nostra dignità di Nazione. L’ atteggiamento che la Turchia ha tenuto e tiene nei nostri confronti è offensivo e inaccettabile, e questo a prescindere dal merito, dal fatto che Ocalan sia o meno un terrorista o addirittura un narcotrafficante, come sostengono Ankara o i servizi americani. Qualsiasi cosa sia Ocalan, uno Stato, oltretutto alleato, non si può e non si deve permettere l’escalation di pressioni, di offese, di ricatti, di intimidazioni, di ritorsioni, di minacce che la Turchia ha attuato nei confronti dell’Italia. Ha cominciato il ministro degli Esteri, Ismail Cem, dichiarando che «I’Italia si è messa fuori dalla legalità». Ha proseguito il premier, Mesut Yilmaz, bollandoci, prima ancora che qualsiasi decisione fosse stata presa, come «complici del terrore» e affermando che «chi aiuta i terroristi la pagherà cara». E mentre ad Ankara, a Istanbul, a Smirne si davano alle fiamme il Tricolore e i prodotti italiani, si boicottavano le nostre commesse; mentre 2 mila e 500 simpatizzanti curdi venivano arrestati e due uccisi a botte nelle galere turche, e in Germania e a Roma quattro militanti curdi si davano fuoco, l’ambasciatore in Italia Inal Batu dichiarava che «Roma dovrà scegliere fra Ocalan e me», prefigurando una rottura delle relazioni diplomatiche. Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha concesso al leader curdo la «dimora obbligata», l’aggressione turca non ha avuto più limiti. Il premier Yilmaz, dopo aver giurato «inimicizia eterna» al nostro Paese, ha dichiarato in pieno Parlamento: «Ogni passo falso ha un prezzo molto alto e noi siamo abbastanza potenti da far pagare quel prezzo» .E a chiarire queste oscure minacce ci ha pensato il comandante del VI Corpo d’Armata, Cetin Saner (e si sa quale ruolo determinante abbiano i militari in Turchia) : «I’ esercito turco è in grado di catturare il terrorista ovunque. Lo Stato gli farà crollare sulla testa la caverna in cui si nasconde». A parte il paragone dell’Italia con una caverna, a parte la spacconata (se l’esercito turco è così onnipotente perché non ha acchiappato Ocalan prima, quando era in Siria o a Mosca o nello stesso Kurdistan?), è la concreta minaccia di esportare la violenza e il terrore nel nostro Paese. In quanto agli Stati Uniti, hanno trovato modo di intromettersi in una questione che in alcun modo li riguarda. Prima il portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato genericamente che Ocalan doveva essere estradato, quindi è intervenuto personalmente il segretario di Stato, Madeleine Albright, con un perentorio: «Vogliamo che Ocalan sia consegnato alla Turchia». E ciò mostra in quale considerazione gli Stati Uniti tengano l’ltalia, e la Turchia, poco o nulla importando a questi paladini della moralità e del diritto internazionale che il nostro Paese sia, bene o male, una democrazia laddove la Turchia è una dittatura appena mascherata e sanguinaria. Di fronte all’inaudita aggressione turca, il nostro governo si è comportato bene, con dignità, con fermezza, con pacatezza. Tra l’altro D’Alema ha fatto osservare giustamente: «Subiamo una situazione che non abbiamo promosso, di cui non siamo responsabili, e che altri, non noi, avevano il dovere di risolvere con mezzi che non inducessero alla disperazione il popolo curdo». Perchè il nocciolo è proprio questo. Ocalan può anche essere un terrorista e un narcotrafficante, ma non lo sono i milioni di curdi che in lui si riconoscono, nè i milioni di altri che militano in movimenti indipendentisti curdi, che sono stati portati alla esasperazione da decenni di massacri compiuti nella sovrana indifferenza della comunità internazionale sempre così sensibile quando l’ombra del genocidio -e talvolta nemmeno l’ombra, ma solo il suo passato - si allunga su altri popoli, più protetti e più considerati. Quello israeliano a suo tempo, per reclamare la propria indipendenza, usò l’arma del terrorismo non meno dei curdi. Rabin, che divenne poi primo ministro di Israele e contro il quale nessuno si è mai sognato di spiccare mandati di cattura per terrorismo, è responsabile dell’attentato all’Hotel King David di Gerusalemme che provocò una strage. La sola scivolata di D’Alema è stata di proporsi, per pacificare gli animi, come spettatore della partita Galatasaray- Juventus e di incontrarvi il premier turco, ottenendo da costui la sprezzante risposta che se voleva vederlo doveva andare a rendergli omaggio ad Ankara. Una faciloneria tipicamente nostrana: questioni del genere non si risolvono con una partita di calcio. Ma, nella sostanza, non mi sento di criticare il governo. Spiace invece dover constatare che ancora una volta le destre, il Polo e i suoi intellettuali hanno perso una buona occasione per difendere quel valore della dignità nazionale del quale, per storia, cultura e ideologia, dovrebbero invece essere i principali custodi. Non ho sentito nessun parlamentare o intellettuale della Destra fremere di indignazione per il trattamento che la Turchia ci ha riservato, come se fossimo i pezzenti dell’arengo internazionale. E sul Giornale, sotto il titolo a otto colonne «Cinque buoni motivi per dare Ocalan ai turchi», Livio Caputo si è limitato a definire «eccessivi» gli attacchi della Turchia. E davvero mortificante vedere che la Destra si fa gradualmente scippare dalle sinistre tutti i valori che sono stati suoi. Prima law and order. E adesso anche l’orgoglio nazionale.
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